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Alpe Arami

Nel corso del 2014 è stata presentata all’Ente Regionale per lo sviluppo del Bellinzonese e Valli (ERS-BV) un’iniziativa di rivalorizzazione del territorio nata da un’idea della Fondazione Alpe Arami e del Patriziato di Gorduno.

 

Un piccolo alpe situato a 1456 m s.l.m. sui monti sopra Gorduno. Un’idea di riorganizzazione territoriale di un luogo incantevole allo scopo di mettere in rete, con opportuni collegamenti in quota, la regione a ridosso del Monte Gaggio che parte da Curzùtt-San Barnard, a Monte Carasso, passa per Mornera, la Capanna Albagno, il Monte di Bedretto fino a raggiungere il piano a Gorduno e con la possibilità di raggiungere l’alpe la Monda, in territorio di Bellinzona-Carasso. Sono gli obiettivi che si è data la Fondazione Alpe Arami, costituitasi a fine 2012 e che ha commissionato uno studio, insieme al Patriziato di Gorduno, per la realizzazione di un progetto di valorizzazione territoriale di una cascina, da trasformare in rifugio, di una stalla, di pascoli, di zone umide e sentieri.

 

È un progetto di recupero di un tipico alpeggio e dell’intero territorio circostante. Un territorio che presenta caratteristiche ambientali e paesaggistiche di sicuro pregio, ma anche delle unicità, come ad esempio alcune tipologie di rocce molto rare quali la peridotite a granato, un unicum a livello europeo. L’idea di un gruppo di volenterosi, che ha trovato subito ascolto nel Patriziato e nel Comune di Gorduno, s’è concretizzata in un progetto, elaborato dallo studio Gecos di Riazzino, che servirà da piattaforma per la raccolta dei fondi necessari al recupero dell’Alpe Arami. Il piano di interventi prevede tra le altre cose il restauro conservativo della stalla esistente, che manterrà il suo scopo agricolo, e la sistemazione tradizionale della cascina che sarà adibita a rifugio, con una decina di posti letto. Il progetto prevede anche il recupero e la gestione del bosco pascolato che circonda l’Alpe Arami, con criteri naturalistici e paesaggistici, la protezione e la rivalorizzazione delle zone umide, quindi un intervento di tipo culturale e naturalistico, con la ricerca storica sul territorio, un contributo alla conoscenza della fauna e della flora alpina e l’elaborazione del materiale informativo e didattico; il tutto nell’arco del periodo 2015-2017. L’investimento previsto ammonta a ca. un milione di franchi, gran parte del quale chiaramente destinato al recupero dei due rustici.

 

Il progetto ha registrato l’importante approvazione di principio della Sezione cantonale dello sviluppo territoriale, che ha coinvolto i principali attori operanti nel settore (sezione forestale, ufficio natura e paesaggio, ufficio sviluppo economico, sezione enti locali, ecc.).

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